giovedì 7 maggio 2009

parole in rima e sciolte

Quante parole che dobbiamo ingoiare, belle e brutte, stupide e vere. 
Ma quante ce ne propinano? Non sono bastate quelle che ci ha detto il terremoto? 
Morte e distruzione? 
Dobbiamo ancora sentire cose come "case di carta" e "media intensità"? Per favore, visto che nelle orecchie abbiamo ancora il rumore di quella notte, le grida, il pianto e il raggelante silenzio...Tacete.
Se non volete farlo nè per i morti nè per i vivi, fatelo per voi. 
Nessuno può assicurare che non accadrà ancora. Che non accadrà altrove.
A volte non è necessario parlare.
A volte il silenzio non è solo d'oro.
E' necessario.

mercoledì 6 maggio 2009

Un mese un anno un giorno

E' passato il primo mese dalla grande scossa delle 3.32 di lunedi 6 aprile 2009.
In effetti sembra un secolo, oppure un giorno.
Mai come questa volta il tempo non ha significato. La nostra vita non è più nostra.
Ci aggiriamo nelle macerie di questa cercando di capirci qualcosa, di cavarcela al meglio o di ricominciare del tutto.
Ma non è per niente facile.

martedì 5 maggio 2009

Pe fermamme ju tarramutu me tà ccjie...

“Pe fermamme, ju tarramutu, me tà ccjie. Kjù fa ju strunzu, kjù ‘ndsosto. Se solo sapesse come se smorza ji farria vedè. Tengo solo trovà addò cazzo hanno missu ju bottò. Se me la spalla la casa, la refaccio. Pure senza sordi, co lle sputazze, ma la refaccio. Anzi me ne faccio una bassa e co le tavole cuscì vojo vedè proprio come se mette. Tengo solo la paura che me frega. Perché non è che se la pija solo co mmi. Se la pija co tutti quji che trova. Piccoli e rossi. Pure co ji vecchi che ggià non ne poteano kjù. Quji ggià steano stracchi. E non va bbona. No je ne te kjù de tribbolà. Ha cciso na frega de quatrani che non c’entreano na mazza. Che manco erano aquilani, ma ja ccisi uguale. A che servea tutta ssa carneficina lo sa solo jissu. Po te ta vedè tutta ssa ggente che te guarda e pare che te jice: ”ma coma cazzo le sete fatte sse case? Nojiatri le tenemo antisimiche”. Pure pe tilivisiò te llo icono. Antisimiche ju cazzu che vve frega! So kjù de trecento anni che non se sentea manco na scettacata e mo me vengono a ddi che lo sapeano tutti. Ma che sapeate? Chi ve ll’era ittu? Che teneamo fa? Ji bunker? Po me vengono a raccontà che: ”Era una scossa di media intensità, 6,3 della scala Richter. Non sarebbero dovute cadere tutte quelle abitazioni! E’ indice di poca attenzione alle regole”. Ma dico ji: “Ma addò ju teneate ssu’ misuratore de tarramuti, appiccato co ji prusciutti! Ma se ss’è aperta la terra che appocatro se ‘gnotte tutto”. Pe piacere! Onna l’ha spianata sana sana e Monticchiu, che sta cinquecento metri e che tè le case pure più vecchie sta loco che manco se ne so accorti! A mi me ss’è aperto ju cascittu deju bagnu addò tengo ji ferri pe tajamme l’ogna e j sso retroati dentro aju lavandino. E ju cascittu era quiju bassu. Me ll’ha revodecata tutta la casa. A cognatemo, che sta a San Demetrio, no ji se so cascate manco le fotografie sopra aju commò e a Villa Sant’Angelo che sta loco attraverso ha fatto ne frega de morti. E’ come tutte le cose: a chi tanto e a chi gnente. Però è chiara na cosa sola: che non ci capite una beata mazza. Ssi strumenti che tenete addopreteje pe facci quacche atra cosa. Atru che “sabbia nelle costruzioni”. Ha fatto na sorte de botta che appocatro se cascano le stelle no de “media intensità”. L’intensità, a certe parti, ci stea tutta quanta. Ma se sse so cascati pure gji alberi. Stu ggiru è toccato a nojatri ma non è che potete sta tanto pricisi manco vojatri. Allora mò se semo mbarati. Semo diventati tutti “esperti in terremotologia applicata”. Applicata perché so’ tre mesi che ropp’ju cazzu tutti i jorni e semo fatta pure la classificaziò deju tipu delle scosse. Atru che Mercalli e Richter! Mo ve la jico: ju tarramutu se reconosce pe quantu trojajo fa: 1. Essiju; 2. bottarella; 3. bella botta; 4. sileppa; 5. slenghera; 6. saraga; 7. petenga; 8. ’ngulallazia. E quando le sete passate tutte come nojatri ve potete presentà a fa ji esperti... media intensità! Ma jeteaffangulo”.

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=17383&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

IL GRANDE INGANNO DEL DOPO TERREMOTO


  
Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito ad una ingiustizia tanto grande e ad un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie, come è accaduto in occasione del devastante terremoto che l’ha colpita e nel quale, nel giro di una trentina di secondi, tanta gente ha perso tutto, affetti, amicizie, casa, e molti anche il lavoro, per non parlare dei monumenti che rendevano unica la città.

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel Friuli e in Umbria), non vale per l’Abruzzo. Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo. 

Sennonché la caratteristica dell’Aquila e degli altri comuni colpiti è quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito, costituirà l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna. Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l’intera spesa per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato, con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39 è un meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche, finanziarie e usurai. 

L’ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a coprire le tante “passerelle” e sceneggiate e come fosse interessata l’esaltazione della dignità degli abruzzesi, “forti e gentili”. 

Dott.ssa Rosella Graziani
cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH)

(3 maggio 2009)
da 
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=56831&sez=HOME_MAIL

lunedì 4 maggio 2009

Richieste, promesse, parole

TERREMOTO: PER L'AQUILA CHIESTI ZONA FRANCA E OBIETTIVO 1

(AGI) - L'Aquila, 4 ma. - Il riconoscimento della Zona Franca Urbana, l'inserimento della provincia dell'Aquila nell'Obiettivo 1, risorse alle attivita' produttive e sgravi alle imprese. Sono questi i punti chiave, che vanno tradotti in emendamenti al decreto terremoto, da presentare entro giovedi' prossimo. Se ne e' parlato nel corso del tavolo con le categorie produttive, che si e' tenuto questo pomeriggio a L’Aquila, al quale erano presenti la Presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, il sindaco dell’'Aquila Massimo Cialente, l'onorevole Giovanni Lolli e l'assessore al lavoro della Provincia Ermanno Giorgi. Tra i presenti Confindustria, Coldiretti, Apindustria, ANCE, Confagricoltura, CNA¸Confesercenti, Confcommercio e Italia Lavoro. Nel corso della riunione tutti i presenti hanno concordato sulla necessita' di restituire al piu' presto la governance a Provincia e Comuni. "Il decreto sul terremoto e' carente e debole in piu' punti - ha sottolineato la presidente Pezzopane -. Nel decreto vanno pertanto inseriti dei provvedimenti radicali, come quelli che sono emersi nel corso della riunione odierna e che come Provincia abbiamo gia' chiesto da tempo. La ricostruzione credo sara' un processo lungo e complesso. Percio' non abbiamo bisogno solo di provvedimenti estemporanei, come gli ammortizzatori sociali, che indubbiamente sono necessari. Accanto a misure del genere, indispensabili nella primissima fase dell'emergenza, vanno adottati provvedimenti piu' organici, in grado di produrre effetti anche nel lungo periodo. Ecco perche' insistiamo sull'inserimento nell'Obiettivo 1 e per il riconoscimento della Zona Franca Urbana, indispensabile per i prossimi 10 anni". I punti emersi nel corso del dibattito sono stati inseriti in un documento unitario, che domani sara' presentato anche nel corso dell'incontro con la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a L'Aquila.

conversazioni un pò così...

 - ehi ma perché Giorgio non risponde? 
 - Come non lo sai? c'è stato il terremoto...
 - Terremoto? ah si? ah ecco perché non risponde al telefono..che dici se chiamo domani risponde?

domenica 3 maggio 2009

..si balla siori e siore...

Un terremoto di magnitudo(Ml) 3 è avvenuto alle ore 15:07:02 italiane del giorno 03/Mag/2009 (13:07:02 03/Mag/2009 - UTC). 
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV nel distretto sismico: Velino-Sirente. 
Fonte Ingv