Dopo una notte tranquilla, eccomi a bere il latte bollente e a guardare il cielo, che si incupisce, con la consapevolezza che le previsioni affermano che sarà una settimana di pioggia. Mi sembra la stagione dei monsoni, con l'unica eccezione che non c'è un paesaggio piatto con piante esotiche attorno a noi. Ma rovine. Tende blu disposte in bell'ordine punteggiano il paesaggio ovunque ci si sposti. Ieri tornando dalla costa, passando col groppo in gola e gli occhi colmi di lacrime, in mezzo a paesi deserti, case sventrate, vedevo le tende blu. Non ci fossero state avrei potuto illudermi con l'assenza dei paesani a causa di un evento gioioso che poi li avrebbe riportati a riversarsi nelle strade dei loro paesi. Invece eccole tutte li quelle tende blu della protezione civile, i vari campi visti solo in televisione, fino a che la consapevolezza del terremoto s'è fatta dolore acuto e tagliente con la vista di posti familiari completamente torti, come se una mano crudele si fosse accanita a sventrare case, accortocciare muri, mettere a nudo stanze, con dentro ancora mobili e quadri e vestiti, ormai irraggiungibili. Come se fosse ancora possibile ascoltare e vedere gli abitanti di quelle case nelle loro quotidiane attività.
Uno svelamento lacerante e brutale che lascia la dimensione della tragicità del terremoto, della sua furia distruttrice.
Eccomi qui, quindi, a ricominciare, parola conosciutissima per me.
Eccomi pronta a familiarizzare con tendopoli, sportelli bancomat ricavati un camper, divise e dialetti diversi e facce di chi ha perso tutto che guardano con una forza diversa.
Quella del desiderio di ricominciare.
Bellissimo post, semplice e commovente.
RispondiEliminabuona vita ...
buongiorno a tutti, sono Fausto, anche io sono uno "sfollato", la mia casa è da buttare giù. la cosa che vorrei di più però in questo momento è poter riuscire a recuperare ancora qualcosa del materiale rimasto dentro la casa (quasi tutto). anche io ho ripreso il mio lavoro, felice di ricominciare..... il motto della nostra città era " IMMOTA MANET" e rimarrà sempre quello, il motto di ogni singolo aquilano, dal bambino più piccolo alla persona più anziana, è: IO NON CROLLO... coniato dall'università dell'Aquila e stampato per sempre in ogni cuore.... Forza grande popolo aquilano, hai dimostrato che quando c'era da piangere per i nostri morti, hai pianto, adesso stai dimostrando che anche per loro adesso non servono le lacrime, ma tutta la forza che abbiamo dentro e ricominciare come stiamo facendo..... la fase più dura è iniziata, ma noi siamo "testoni" e ce la faremo...anche se ci vorrà mnolto tempo. un bacio immenso alla mia bambina Beatrice che ha 9 anni e che finalmente ieri ho rivisto da quel 6 marzo e che si trova a Vasto (CH) con i nonni.... tieni duro Bea, quello che stiamo ricreando sarà anche per te.....
RispondiElimina:) grazie per i commenti
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